Il 28 novembre scorso l’EBA ha dato il via alla consultazione pubblica con cui saranno definiti i criteri sul capitale minimo che le banche del Vecchio Continente dovranno detenere in vista dell’avvio dell’Srm, ossia il Meccanismo di risoluzione unica delle crisi creditizie (il secondo “pilastro” dell’unione bancaria europea, dopo il Meccanismo di vigilanza unica), il cui board dovrà decidere se chiudere le banche dell’Eurozona in difficoltà o ristrutturarle tramite l’azzeramento delle azioni o il deprezzamento dei relativi bond.

Secondo la bozza, alle banche europee sono richieste livelli differenti di fondi propri e passivi esigibili (i c.d. Mrel o Minimum requirement for own funds and eligible liabilities) in proporzione al capitale e alle passività totali. Infatti, sebbene il livello di Mrel sia per ora stato definito attorno al 10% delle passività totali, l’EBA ha riconosciuto che le richieste finali saranno fatte “su misura” e varieranno in virtù di una serie di fattori, che vanno dalla dimensione della banca alla sua rischiosità fino ad arrivare al livello di minaccia che gli istituti possono rappresentare verso il sistema. Le banche europee avranno tempo fino a fine febbraio per inviare le loro controdeduzioni mentre la proposta finale arriverà a metà 2015. Da gennaio 2016, invece, le nuove norme saranno operative.