Secondo ABI a settembre le sofferenze lorde sono salite a 177 miliardi di euro dai 174 di agosto (+22% su base annua), raggiungendo il 9,3% dei prestiti totali, un livello mai visto dal giugno 1998. Anche le sofferenze al netto delle svalutazioni registrano un aumento passando dai 79,5 di agosto agli 81,4 miliardi del mese dopo, con un rapporto sugli impieghi che sale al 4,5% dal 4,4% di agosto.

Per contro, si registra un rallentamento della caduta dei prestiti, anche se il dato resta negativo: -1,9% contro il -2,2% del mese precedente. Sottolinea l’ABI che è il miglior risultato da maggio 2012, e che si avverte un effetto del taglio dei tassi della BCE sia sui nuovi mutui, scesi ai minimi da quattro anni a questa parte (2,92%), che sul finanziamento alle imprese (2,82%, il valore più basso da febbraio 2011). Secondo le stime dell’Associazione, i prestiti a famiglie e società non finanziarie dovrebbero tornare in territorio positivo prima della fine del primo trimestre del prossimo anno.

Persiste, sul fronte della raccolta bancaria, il lungo stallo registrato dall’approvvigionamento attraverso il canale obbligazionario. Il mese scorso la raccolta tramite bond bancari ha fatto segnare -12,7%, con una diminuzione su base annua in valore assoluto di oltre 66 miliardi di euro per un ammontare complessivo di 454,5 miliardi; numeri che penalizzano, come sottolinea l’Associazione Bancaria Italiana, l’erogazione dei prestiti a medio e lungo termine.

Una boccata d’ossigeno per le banche arriva invece dalla costante crescita dei depositi della clientela, saliti a ottobre di quasi 31,5 miliardi rispetto all’anno precedente (+2,6%). L’ammontare complessivo dei depositi ad agosto ha raggiunto un livello di 1.243,5 miliardi. L’aumento però non basta a mantenere positiva la raccolta complessiva delle banche, che tra obbligazioni e depositi registra a ottobre un calo di 34,8 miliardi.