E’ prevista, al momento, per gennaio 2015, l’attivazione del servizio antifrode Scipafi, il sistema pubblico di prevenzione delle frodi da furto di identità, che consente il riscontro dei dati contenuti nei principali documenti d’identità, riconoscimento e reddito con quelli registrati nelle banche dati pubbliche degli enti di riferimento, allo scopo di fornire indicazioni utili per verificare l’attendibilità dei documenti prodotti in fase d’istruttoria di contratti di credito. Titolare del sistema è il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che ne ha affidato la gestione a Consap.

I soggetti interessati sono, in fase di partenza, il mondo bancario, i soggetti operanti nella telefonia mobile e i fornitori dei c.d. servizi interattivi (pay tv); entro 12 mesi dall’avvio accederanno anche le assicurazioni.

Nella fase iniziale, Scipafi potrà accedere ai dati del Ministero dei Trasporti, dell’Agenzia delle Entrate, dell’INPS e dell’INAIL; in tempi brevi dovrebbe essere consentito l’accesso anche agli archivi del Ministero dell’Interno, per la verifica dei dati dei passaporti e dei permessi di soggiorno.

Il finanziatore potrà così effettuare verifiche sull’esattezza dei dati presenti nella tessera sanitaria, nel codice fiscale e nella dichiarazione dei redditi presentati; non sarà invece disponibile un controllo sulla carta d’identità, poiché per questo documento non esiste al momento una banca dati unica a livello nazionale.

Il servizio è a pagamento; è prevista una quota iniziale (parametrata alle dimensioni del soggetto) dalla quale verranno scalate le quote singole delle prime operazioni d’accesso effettuate. Sull’obbligatorietà della consultazione, il MEF, con una circolare interpretativa dello scorso 17 luglio, ha precisato che sussiste un generale obbligo nelle fattispecie previste dalla normativa di riferimento (richieste relative a una dilazione o un differimento di pagamento, un finanziamento o altra analoga facilitazione finanziaria, un servizio a pagamento differito.); tuttavia, tale obbligo va interpretato “alla luce del criterio di approccio basato sul rischio”, e sussiste quindi nei soli casi in cui il cliente non abbia avuto precedenti rapporti diretti con l’aderente, né risulti essere una persona la cui identità è, per altri versi, nota all’aderente stesso