La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 94 del 9 aprile 2014, riporta sotto la giurisdizione ordinaria le impugnazioni contro le sanzioni irrogate da Banca d’Italia, stabilendo che competente a giudicare l’appello alle multe inflitte dalle autorità di vigilanza finanziarie è il giudice ordinario, e non invece il Tar Lazio come era stato stabilito nel Codice della procedura amministrativa (D. lgs. 104/2010) nella sua versione revisionata nel 2012.

Secondo la Consulta, il legislatore delegato, nel revisionare le norme processuali amministrative, non ha tenuto conto della sentenza 162/2012 della Corte costituzionale (in materia Consob) oltre delle ripetute decisioni delle “giurisdizioni superiori”, come la sentenza 2980/2005 delle Sezioni unite della Cassazione, con la quale si era stabilito che rientravano nella giurisdizione del giudice ordinario le controversie relative all’opposizione contro i provvedimenti con cui il ministero dell’Economia e delle Finanze, su richiesta della Consob o della Banca d’Italia, applica sanzioni amministrative di carattere pecuniario per la violazione delle norme in tema di intermediazione finanziaria.

La questione di legittimità (nei confronti dei provvedimenti Consob, precursore del contenzioso odierno) è stata in origine sollevata nel 2011 dalla Corte d’appello di Torino, secondo cui l’attività esercitata dalla Consob in queste materie non è “espressione di mera discrezionalità amministrativa” (il che giustificherebbe la scelta del Tar), ma si tratterebbe piuttosto dell’esercizio di un potere che incide nei diritti soggettivi di persone ed enti: l’autorità di vigilanza è infatti autorizzata, fra l’altro, a emettere provvedimenti interdittivi, che possono arrivare fino al divieto a svolgere attività d’impresa; la tutela di queste posizioni giuridiche, pertanto, non può che trovare la sua sede naturale davanti al tribunale ordinario.