Dall’agosto 2012 al luglio 2013, in base alle rilevazioni Unioncamere – InfoCamere, non sono stati pagati quasi 1,3 milioni di effetti per un totale di 3,028 miliardi di euro. I dati mostrano tuttavia un calo sia del volume sia del valore dei protesti rispetto ai dodici mesi precedenti (del 3% in volume e in del 9,6% in valore) con ricadute anche sull’importo medio sceso a 2.333 euro (da 2.500), confermando la dinamica in contrazione segnalata già dalle rilevazioni Istat dopo il picco dei 4,7 miliardi di euro del 2009. A calare sono stati soprattutto gli assegni non pagati (-20% circa) e le tratte (-16%), mentre le cambiali si sono mosse leggermente verso l’alto. Unioncamere, ricordando che  gli assegni rappresentano uno strumento più facilmente, anche se non esclusivamente, utilizzato nelle transazioni tra imprese, spiega il trend in discesa con il possibile sommarsi di due fenomeni: da un lato, una riduzione delle transazioni economiche, specchio della crisi prolungata che affligge il mercato interno; dall’altro, proprio a causa della crisi, una crescente diffidenza degli operatori nell’accettare mezzi di pagamento potenzialmente rischiosi come gli assegni.

La lieve crescita nel segmento delle cambiali, strumento tipico nell’acquisto di beni durevoli, fa invece pensare alla necessità per gli operatori del commercio di sostenere comunque le proprie vendite attraverso il credito al consumo, pur nella consapevolezza dell’accresciuta rischiosità del mercato.

A livello regionale la variazione dell’importo totale dei debiti non saldati si è espressa trasversalmente,  in controtendenza rispetto alla consueta dicotomia Nord – Sud: i maggiori cali sono infatti registrati in Valle d’Aosta (-30%), Calabria, Molise, Liguria e Basilicata, mentre gli aumenti più vistosi sono del Trentino Alto Adige (+47%) e del Friuli Venezia Giulia e Marche. Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige spiccano anche per avere i valori totali più contenuti (1,9 e 14,5 miliardi nel periodo).