Gli operatori di settore ritengono che il 2014 sarà l’anno della ripresa per i mutui; i dati di febbraio sono a riguardo confortanti, con un aumento delle richieste dell’8,4% su base annua. La domanda delle famiglie è spinta da numerosi fattori: il calo dei prezzi immobiliari, la pulizia dei bilanci bancari da crediti incagliati, una  situazione internazionale più stabile che permette una maggiore pianificazione al riparo dalle tempeste finanziarie (e la progressiva discesa degli spread, ancora però agli inizi) e, non ultimo, un effetto moltiplicatore delle risorse messe in campo dall’accordo Abi-Cdp.

Secondo una nota società specializzata nel comparto dei mutui gli spread applicati dalle banche (sull’Irs per i contratti a tasso fisso e sull’Euribor per quelli a tasso variabile) sono calati di un paio di punti da un anno e mezzo fa, anche se non si è ancora ai livelli pre-crisi (1,40-1,50%); le migliori offerte vedono attualmente gli spread tra il 2,25 e il 2,50%. Poiché però i tassi-base sono inferiori rispetto a un paio di anni or sono, il valore del Taeg è superiore rispetto ai minimi pre-crisi di appena 50-70 punti base. L’effetto combinato, grazie al calo dei prezzi immobiliari, genera una ripresa della domanda ed una conseguente ripresa delle erogazioni. Infatti, mentre a fine 2013 i volumi erogati erano di circa 21 miliardi, in forte calo dai 26 del 2012 registrati da Banca d’Italia, per il 2014 si ipotizza un aumento dell’erogato in doppia cifra.

Inoltre, nei primi due mesi dell’anno si è assistito al balzo delle richieste di mutui per surroga di vecchi contratti; comincia a diventare interessante sostituire i mutui erogati nel periodo della crisi, con spread più alti di uno o due punti rispetto a oggi. Molti clienti sono attratti dall’opportunità di passare da contratti a tasso fisso con spread elevato (Taeg medio 6-6,5%) ad altri a tasso variabile anche per l’Euribor ai minimi, con Taeg vicino al 3%.

Quanto alle politiche commerciali delle banche, la ripresa delle erogazioni è legata a modalità equilibrate; cresce il numero delle banche che legano lo spread sui tassi al loan to value (Ltv), cioè alla quota dell’investimento finanziata a debito. In sostanza, il Taeg aumenta con il crescere dell’Ltv e in alcuni casi anche alla tipologia del reddito e al peso della rata sullo stipendio. Le banche considerano un minor peso della rata sugli introiti del cliente un segno di maggiore sostenibilità del mutuo e quindi un indicatore di “tranquillità” del rimborso.