Fra le principali novità che emergono dalle linee guida diffuse il 19 dicembre scorso dall’EBA (European Banking Authority o Autorità Bancaria Europea) è da evidenziare il processo di revisione e valutazione prudenziale degli istituti (Supervisory Review and Evaluation Process  o Srep), che serve a verificare che le banche abbiano tutti i presìdi di natura patrimoniale e organizzativa per far fronte ai rischi assunti nell’esercizio delle loro funzioni. Fino a oggi lo Srep veniva condotto su scala nazionale dalle singole banche centrali, con inevitabili disallineamenti tra le diverse prassi nazionali. Con la nascita dell’Unione bancaria, tuttavia, anche lo Srep verrà reso progressivamente omogeneo e gestito dall’Ssm (Single Supervisory Mechanism o Meccanismo Unico di Sorveglianza), il “braccio operativo” della BCE in tema di Vigilanza. L’EBA, a cui appunto spetta il compito di armonizzare le regole bancarie delle diverse discipline nazionali, ha quindi emanato le nuove regole in tema di Srep, che entreranno in vigore nel gennaio 2016 e per le quali le singole Autorità nazionali dovranno dare la loro approvazione entro due mesi, fatto salvo un diritto d’opposizione e la richiesta di una “moratoria”.

Lo Srep impone la verifica dei processi interni di governance, l’analisi dei rischi relativi al capitale (mercato, operativi, di credito e controparte) e alla liquidità. Tutto sarà dunque sintetizzato in un voto complessivo, che sarà reso pubblico a discrezione delle singole Autorità. Il giudizio andrà da 1 (banca che non presenta rischi evidenti), 2 (basso livello di rischio), 3 (medio), 4 (elevato) fino ad arrivare ad F, indicativo di una banca “failing or likely to fail”, senza i sufficienti requisiti patrimoniali e che necessita dell’intervento del fondo di risoluzione unico europeo (c.d. Srm, Single Resolution Mechanism, o Meccanismo di Risoluzione della Crisi). Prima di arrivare a quel punto (estremo), BCE e banche centrali potranno imporre correttivi o eventuali commissariamenti.