I numeri del rapporto mensile dell’associazione bancaria italiana disegnano uno scenario di forte crisi, sebbene con qualche debole segnale di allentamento.

A fine 2013, il rapporto tra sofferenze lorde e impieghi è infatti salito all’8,1%. Il rapporto solo un anno fa era del 6,3% e alla fine del 2007, prima dello scoppio della crisi finanziaria, al 2,8%. Per trovare un dato superiore bisogna risalire al maggio del 1999 (8,37%).

Complessivamente, le sofferenze lorde delle banche italiane a dicembre ammontavano a quasi 156 miliardi, 31 miliardi in più rispetto a dodici mesi prima (erano quasi 125). In totale, spiega l’ABI, il numero degli affidati in sofferenza, è a quota un milione 205mila, di cui oltre un milione (1.015.369) con un importo unitario in sofferenza inferiore a 125mila euro.

Nel gennaio 2014 per famiglie e imprese la contrazione del credito è stata del 3,91%, più o meno in linea con il dato di dicembre (-3,97%). Un andamento che risente dal “persistere dell’evoluzione negativa del PIL e degli investimenti” anche se l’ufficio studi di Palazzo Altieri sottolinea un rallentamento della trend negativo rispetto al picco di novembre (-4,51%).

Si conferma poi una situazione di denaro più caro per le Pmi italiane rispetto a quelle europee (impieghi fino al milione): in Italia a dicembre erano scesi di due punti base al 4,36%, mentre nell’Eurozona il calo era stato più netto dal 3,82% al 3,75% (da ricordare che a novembre la BCE aveva tagliato il tasso di riferimento dallo 0,50% allo 0,25%).