Sono numerose le banche che hanno sottoscritto un contratto per i finanziamenti del “plafond casa“, l’iniziativa che autorizza la Cassa depositi e prestiti (CDP) a fornire a banche italiane e succursali di banche estere comunitarie ed extracomunitarie operanti in Italia capitali per erogare mutui ipotecari a chi vuole acquistare una nuova abitazione o ristrutturarne una con aumento dell’efficienza energetica.

Modalità e condizioni alle quali le banche possono ottenere i finanziamenti del plafond sono stabilite con contratti tipo, approvati da una convenzione sottoscritta tra la Cassa depositi e prestiti ed ABI. La procedura prevede che ogni banca attinga al plafond man mano che vengono concessi i mutui alle famiglie. Ogni singola banca non può finanziarsi, presso il fondo, per più di 150 milioni al mese; ma, in presenza di particolari picchi di richieste, la Cassa valuta, a propria totale discrezione, la possibilità di andare oltre questo limite.

Il costo del finanziamento, in base alla convenzione, si ottiene aggiungendo all’Euribor (per i mutui a per tasso variabile) o all’Irs (per quelli a tasso fisso) un “margine”. Il suo livello può variare nel tempo, in base alle condizioni di mercato, ma alcune condizioni sono destinate a durare: esso è tanto più elevato quanto più lunga è la durata del finanziamento e quanto meno solido patrimonialmente è ritenuto l’istituto di credito al quale i fondi vengono prestati. A quelle più patrimonializzate (Tier1 maggiore del 9%) la provvista del plafond costa, in base alla durata del prestito, tra l’1,50 e il 2%, oltre l’Euribor in caso di tasso variabile, e tra lo 0,90 e l’1,65%, oltre l’Irs per i finanziamenti a tasso fisso. Quando il Tier1 scende sotto il 7%, il margine arriva a crescere anche di mezzo punto percentuale rispetto a quello chiesto alle banche più capitalizzate.

I tassi di interesse e le altre condizioni sono negoziati autonomamente tra la banca e il soggetto che chiede un mutuo. Cassa e ABI hanno, però, convenuto che il beneficio che le banche traggono attingendo al plafond deve “portare al miglioramento delle condizioni finanziarie offerte” a chi richiede un mutuo; un vantaggio misurabile “in termini di riduzione del tasso annuo nominale, espresso in punti percentuali annui o in basis point annui” rispetto agli altri mutui. I finanziamenti del plafond non possono essere concessi per rifinanziare mutui già erogati.

Il Cda della Cassa ha deciso di partire con un ammontare di due miliardi di euro, senza escludere che la cifra possa lievitare. La convenzione ha previsto una temporanea corsia privilegiata per le banche di credito cooperativo e per quelle classificate come piccole e minori: fino al 30 settembre ad esse è riservato il 30% del plafond.