Il bollettino di ottobre dall’Associazione bancaria italiana conferma l’aumentare di prestiti problematici nella pancia degli istituti e la loro incidenza sulle capacità di erogare nuovo credito; un circolo vizioso evidenziato anche dal Fondo monetario internazionale nel “Global financial stability report”. Nello specifico, il “Monthly Outlook” ABI ha evidenziato l’ennesima crescita tanto delle sofferenze nette, che ad agosto hanno raggiunto un nuovo livello record a 73,4 miliardi di euro, quanto di quelle lorde, che non tengono conto delle svalutazioni operate dalle banche e che sono salite fino a 141,8 miliardi. In rapporto agli impieghi totali le sofferenze nette sfiorano ormai il 4% (3,93% per la precisione, rispetto al 3,85% di luglio e al 2,97% dell’agosto 2012), quelle lorde raggiungono il 7,3% (5,9% un anno prima), un livello che non si vedeva dal 1999: il 13,1% per i piccoli operatori economici, l’11,7% per le imprese e il 6,1% per le famiglie, secondo quanto rilevato dall’ABI. Riguardo ai prestiti nei confronti del settore privato, l’ABI rileva che a settembre l’ammontare complessivo concesso, pari a 1.863 miliardi, è in calo del 3,79% rispetto all’anno precedente. Anche qui un piccolo segnale di inversione lo si nota sugli impieghi alle famiglie, che hanno registrato una riduzione su base annua del 2,92% rispetto al -3,51% del mese precedente: lo stock di mutui e prestiti personali continua insomma a diminuire, se pur a un ritmo inferiore rispetto ai mesi precedenti.