Alcuni gruppi bancari progettano di potenziare la propria rete di bancari promotori, consulenti e gestori per intercettare nuova clientela, proporre prodotti e consulenza, far sentire la presenza dell’azienda. Sino a oggi il numero dei bancari coinvolti in questi nuovi progetti di attività fuori sede è limitato a meno dell’1% del totale della forza lavoro. Molte banche d’altronde sono già a capo di una o più reti di promotori finanziari (stimati in 8mila sui 33mila circa in attività).

Più in generale, come sostenuto anche dall’ABI, lo sportello fisico non è più centrale, e la multicanalità rappresenta la realtà attuale in cui muoversi.

Secondo uno studio di una nota società di consulenza, il credito dovrà rivedere e razionalizzare la rete fisica, puntando ad un modello di servizio che soddisfi le attese dei clienti e riduca i costi, utilizzando sportelli dotati del più ampio arco di operatività, comodi  in termini di ampiezza di orari, raggiungibilità, parcheggi, vicinanza con centri commerciali o stazioni ferroviarie, accessibili su più piattaforme tecnologiche intercomunicanti e con spazi e servizi di supporto (aree di assistenza, baby parking, open day, incontri a tema).

Ciò in quanto la fruizione dei servizi bancari si sta spostando verso un modello basato sul binomio “bassa frequenza di utilizzo – alta varianza di necessità” con conseguenti modifiche su orari, location, operatività, offerta. In questa fase di transizione, il paradigma può essere rappresentato da settori differenti da quello finanziario ma che hanno affrontato anch’essi discontinuità significative (la grande distribuzione, l’auto, il cinema) e che dagli anni ’90 hanno razionalizzato le proprie reti cambiando radicalmente modelli di offerta e servizio: meno punti distributivi, in luoghi strategici, minore prossimità a favore di una gamma di servizi più ampia.