Gli interessi di mora non rilevano per l’usura in quanto non costituiscono un corrispettivo del mutuo e, in ogni caso, la soglia andrebbe aumentata del 2,1% per tenere conto della mora, salvo effettuare un duplice calcolo distinto per la fase fisiologica e per quella patologica del rapporto.

Secondo il Tribunale di Cremona (ordinanza del 9 gennaio 2015), gli interessi moratori non potrebbero rientrare nel calcolo dell’usura in quanto il comma 1 dell’articolo 644 del Codice penale fa riferimento agli interessi “in corrispettivo” di una somma di denaro, con ciò sottolineando la rilevanza dei soli interessi corrispettivi e non appunto di quelli moratori, in quanto questi hanno funzione di penale per il ritardo. A voler poi concedere la rilevanza dei moratori, la soglia d’usura andrebbe aumentata del 2,1% (la maggiorazione per la mora mediamente applicata dalle banche, secondo una rilevazione a campione di Banca d’Italia del 2002 ndr), per poter consentire di confrontare valori omogenei.

Il giudice, infine, ribadendo un orientamento già espresso, ha osservato che non si può fare un calcolo di un unico tasso (comprensivo di interessi corrispettivi e moratori) ma è necessario fare un duplice calcolo per la fase fisiologica del rapporto (riguardante i soli interessi corrispettivi, da raffrontarsi con il capitale residuo) e per la fase patologica (in merito agli interessi di mora da raffrontarsi con le rate scadute) e confrontare poi ogni tasso con la rispettiva soglia d’usura.