L’ABF (specialmente il collegio di Roma) ha affrontato vari casi di sospensione delle rate (per calamità naturali, per applicazione del c.d. “Piano Famiglie” o del Fondo di solidarietà del mutuo, per perdita di lavoro, qualora  previsto contrattualmente) e delle conseguenze che questi eventi hanno avuto per i mutuatari.

Due sono le questioni fondamentali affrontate dall’ABF: se gli interessi siano dovuti e, una volta risolto positivamente il primo quesito, in che misura.

Sul primo punto l’ABF ritiene pacifico il fatto che gli interessi per la sospensione siano dovuti e abbiano natura compensativa. Infatti, in una pronuncia adottata nel giugno dell’anno scorso (la 3257/2013, poi richiamata in altre decisioni) esso stabiliva che, a  fronte del silenzio della norma, “non può essere contestato il diritto della banca a percepire detti interessi, sia che la sospensione sia stata disposta dalla legge, sia che essa sia frutto di volontaria adesione delle banche alle indicazioni dell’ABI”.

Quanto all’entità della somma dovuta, l’arbitro ha stabilito che l’interesse di sospensione debba essere calcolato sulla sola quota capitale delle rate interessate dalla sospensione e non sull’intero importo del mutuo, non ritenendo inoltre ammissibile il meccanismo dell’anatocismo, dal momento che l’inadempimento non dipende da colpe del mutuatario.