Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato il 27 settembre il resoconto dell’analisi condotta sulla stabilità del sistema finanziario italia (“Italy:Financial system stability assessment”). A giudizio dell’FMI, va promossa in particolare la resilience delle aziende di credito italiane, ovvero la capacità di reagire alla crisi economica e di sostenere gli shock esterni più duri. Il sistema finanziario italiano ha infatti superato ben due recessioni e ha incrementato i depositi e il capitale di cui dispone in circostanze molto difficili e senza un supporto dello Stato di particolare rilievo. Tuttavia, un’economia reale ancora debole e lo stretto legame fra banche e debito sovrano continueranno a gravare significativamente sulle banche.
Nel dettaglio, i risultati degli stress test, condotti dal Fondo su un campione di 32 banche, rappresentanti il 90% del sistema creditizio, mostrano che anche in presenza di un worst case scenario (l’ipotesi di un drammatico peggioramento della congiuntura fino al 2015), nella media il sistema si collocherebbe entro i requisiti minimi regolamentari e solo 13 banche mostrerebbero una carenza di capitale oscillante fra 6 miliardi, se misurata attraverso il capitale di alta qualità (c.d. “Core equity tier 1 Capital”) e 14 miliardi, usando come unità di misura il Core 1 Capital (che consente di utilizzare anche gli strumenti ibridi). Se invece si manifestasse nei prossimi 5 anni una stagnazione, il fabbisogno di capitale sarebbe compreso fra i 5 e i 10 miliardi. Se, infine, le cose dovessero andare secondo la previsione di base dell’FMI (ossia con una gracile ripresa nel 2014), la quantità di capitale delle banche in media sarebbe al di sopra dei requisiti minimi richiesti da Basilea 3 alla fine del periodo esaminato (che in questo caso è il 2017) e la carenza di capitale per far rientrare negli standard un gruppo di banche sarebbe minima (tra 1,1 e 3,4 miliardi).
E’ interessante comunque segnalare che ll’Italia è il primo Paese industrializzato a ottenere questa certificazione da parte degli ispettori del Fondo con le nuove regole di Basilea 3 in vigore e dunque con requisiti di capitale fortemente innalzati.
L’FMI promuove infine la qualità della vigilanza italiana e raccomanda di varare una normativa che attribuisca ai supervisori un potere di “removal”, ossia di rimozione degli amministratori delle banche.