Con il provvedimento approvato in Consiglio dei Ministri il 23 giugno scorso, anche in Italia sono state varate misure per favorire un più rapido riassorbimento delle esposizioni creditizie deteriorate; il Governo ha infatti emanato una modifica della normativa fiscale sulla deducibilità delle perdite su crediti.

Fino al 2013 l’arco di tempo sul quale le aziende di credito erano obbligate a ripartire la deducibilità delle svalutazioni sui loro crediti era pari a 18 anni; poi, l’intervallo temporale è stato ridotto a 5 anni. Adesso per i nuovi crediti che entreranno in sofferenza nel 2016 la deducibilità dovrebbe essere possibile entro l’anno (come già accade in Franca, Germania Regno Unito).

Uno dei motivi che avevano finora frenato il Ministero dell’Economia nel deliberare un provvedimento che contribuisce a livellare il campo da gioco con la concorrenza europea (e che potrebbe rafforzare il flusso di nuovi prestiti all’economia) era il timore di una perdita di gettito per l’Erario.

Ma il provvedimento approvato ieri, proprio allo scopo di minimizzare e rendere tendenzialmente pari a zero la possibile perdita di gettito tributario contiene una rimodulazione dei crediti fiscali pregressi delle aziende di credito.

In pratica, la deducibilità fiscale relativa agli anni passati (quella frazionata in diciottesimi e quella frazionata in quinti) viene rimodulata per i prossimi due anni in modo tale che la banca rinuncia a una parte dei suoi crediti verso il fisco in cambio della possibilità di portare in deduzione le nuove perdite entro l’anno.

Il meccanismo è congegnato in modo tale che nell’arco di 10 anni dovrebbe essere possibile azzerare lo stock di attività fiscali differite che aveva nei mesi scorsi richiamato l’attenzione critica della Commissione europea. Bruxelles aveva infatti sollevato dei dubbi, arrivando quasi a ravvisare nell’elevato ammontare di dta (deferred tax asset, imposte differite attive) delle banche italiane una sorta di aiuto nascosto.

Lo stesso ministero di via XX settembre aveva provveduto a spiegare in una lettera alla Commissione, che non si trattava di privilegio per le aziende di credito italiane ma di una penalizzazione.

Con l’allineamento a regime alla possibilità di dedurre le perdite entro l’anno si smantella il meccanismo anomalo e si omologa la legge italiana alla normativa europea.