Il testo della legge di Stabilità contiene interventi di carattere fiscale per venire incontro alle esigenze degli istituti bancari e delle assicurazioni, i cui bilanci in questi anni di crisi sono andati progressivamente appesantendosi con il deterioramento dei finanziamenti erogati alla clientela privata. In particolare, le svalutazioni e le perdite su crediti verso la clientela iscritti in bilancio a tale titolo diventano deducibili in quote costanti nell’esercizio in cui sono contabilizzate e nei quattro successivi. La disciplina attualmente in vigore, invece, prevede due distinte ipotesi per la gestione di questi crediti. Per quelli la cui mancata esigibilità è divenuta “definitiva” (articolo 101, comma 5, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, o Tuir) in presenza di determinati requisiti di natura probatoria (ad esempio, l’apertura di una procedura concorsuale) scatta la piena e immediata deducibilità. Rientrano in questa prima ipotesi anche le perdite su crediti derivanti da “elementi certi e precisi”. Queste ultime implicano la necessità di ricorrere ad una valutazione caso per caso della idoneità di tali elementi a dimostrare la loro definitività. Viceversa, per i crediti la cui inesigibilità “se pur probabile, si presenta ancora come «potenziale»” è stabilita una limitata deducibilità in misura forfettaria (articolo 106 del Tuir). Per la svalutazione di quest’ultima tipologia di crediti di un certo esercizio si ammette la possibilità di dedurre subito lo 0,30% del plafond, mentre il riconoscimento fiscale della perduta complessiva avviene nei successivi 18 anni. Un’ulteriore novità per le banche relativa a perdite e svalutazioni derivanti da “deterioramento dei crediti” dovrebbe poi essere il fatto che queste componenti, sempre dal 2013, dovrebbero “concorrere al valore della produzione netta in quote costanti nell’esercizio in cui sono contabilizzate e nei quattro successivi”. In altre parole, dovrebbe essere ammessa la facoltà di far valere le perdite sui crediti, non solo ai fini dell’imponibile Ires, ma anche a quello Irap, con la possibilità di dedurle in cinque anni con una percentuale costante del 20 per cento.