Il Parlamento europeo, in seduta plenaria, ha approvato il 15 aprile scorso il meccanismo unico di risoluzione bancaria che costituisce il secondo “pilastro” dell”Unione bancaria (il primo è il ruolo di supervisione della BCE sugli istituti di credito dell’Unione). La scelta di rafforzare l’integrazione della zona euro con la nascita di un’unione bancaria risale al 2012 quando i governi europei in piena crisi debitoria decisero di trasferire la sorveglianza creditizia dagli stati membri alla BCE, uniformare le regole sulle garanzie nazionali dei depositi bancari e creare un meccanismo comune di gestione delle crisi creditizie.

In base al testo approvato, la decisione di chiudere o di ristrutturare una banca sarà presa dalla Commissione sulla base di un’istruttoria del consiglio di risoluzione che raggruppa, oltre alla BCE, anche le autorità nazionali; i governi potranno bloccare la scelta se non vi è “interesse pubblico” o se c’è una “modifica sostanziale” dell’ammontare di denaro nel fondo di risoluzione. A regime quest’ultimo avrà circa 55 miliardi di euro (ma per arrivarci ci vorranno otto anni), si baserà su contributi delle banche e potrà prendere a prestito sui mercati.