La Banca centrale europea esaminerà i bilanci bancari di quasi 130 banche UE (l’85% degli attivi dell’Eurozona), di cui 15 italiane, in una operazione di trasparenza che punta a ristabilire la fiducia degli investitori privati nel sistema bancario. Secondo l’organismo comunitario, la scoperta di eventuali carenze patrimoniali e la successiva ricapitalizzazione delle banche dovrebbero poter fare ripartire il credito dando fiato alla ripresa dell’area-euro, che, come noto, sta soffrendo dell’insufficienza di credito all’economia reale. Gli elementi principali dell’operazione, che inizierà da novembre e dovrà concludersi prima dell’ottobre 2014, alla vigilia dell’assunzione della vigilanza bancaria da parte della BCE stessa, sono stati resi noti il 23 ottobre; le banche dovranno avere un rapporto fra il patrimonio di base e gli impieghi ponderati per il rischio (“Core tier 1 ratio”) dell’8%. Tutte le maggiori fonti di rischio per le banche saranno esaminate, dall’esposizione al debito sovrano a quella istituzionale, da quella verso le imprese a quella al dettaglio. Saranno inoltre vagliati sia il portafoglio prestiti sia quello di trading e anche le operazioni fuori bilancio, come i derivati. L’analisi condotta dalla BCE si comporrà di tre elementi: una valutazione generale del rischio, compresi fattori come la liquidità, la raccolta e la leva finanziaria; la revisione della qualità dell’attivo (asset quality review, o Aqr) con esame dettagliato delle aree più critiche; lo stress test, in cui i bilanci delle banche verranno sottoposti a simulazioni di situazioni estreme, come una forte recessione o un netto aumento dei tassi d’interesse. Alla fine la BCE darà il suo giudizio su ogni singola banca, che potrà comportare la necessità di aumentare il capitale o intraprendere altre azioni di risanamento, come la vendita di attività non strategiche, con l’indicazione dei tempi di esecuzione. Anche se si punta a coinvolgere i privati nella ricapitalizzazione delle banche che ne avranno bisogno, non si esclude che possa rendersi necessario un intervento con fondi pubblici. Per questo la BCE insiste che alla conclusione della valutazione delle banche sia a disposizione un backstop, ossia una rete di sicurezza di risorse finanziarie pubbliche per eventuali interventi. A tal proposito, la seconda fase dell’unione bancaria, riguardante il meccanismo di risoluzione delle banche in crisi e la disponibilità di fondi pubblici, nazionali o europei, è tuttora in discussione a livello europeo, con forti riserve soprattutto della Germania; i vertici della BCE contano comunque che sia realizzata prima del 2015. Due stress test realizzati dalla European Banking Authority negli anni scorsi, e che hanno promosso alcune banche trovatesi poi subito dopo in condizioni di gravi difficoltà, hanno creato notevole scetticismo nei mercati finanziari, ma gli esponenti della BCE osservano che la situazione attuale è diversa per due ragioni principali: la valutazione è condotta da un’istituzione, la BCE appunto, che subito dopo assumerà la responsabilità della vigilanza e avrà la possibilità di monitorare e farne rispettare l’attuazione e gli stress test verranno realizzati (e in parte si sovrapporranno) con la già menzionata Aqr, quindi potranno disporre di un quadro di partenza molto più chiaro, oltre che uniforme a livello europeo.