Il 7 novembre scorso la BCE ha tagliato a sorpresa i tassi d’interesse in risposta al calo dell’inflazione, che secondo il dato preliminare di ottobre è scesa allo 0,7% dall’1,1% di settembre (sotto l’obiettivo-target delle Autorità comunitarie di un tasso inferiore al 2%); In particolare, il calo dell’inflazione si è allargato ad un maggior numero di prodotti.  Il Presidente della BCE, Mario Draghi, non ha escluso altre misure qualora la situazione economica non dovesse migliorare, come ad  esempio un altro taglio dei tassi, una riduzione in territorio negativo del tasso sui depositi delle banche presso la BCE ed una nuova iniezione di liquidità a lungo termine (Ltro).

Il Presidente BCE ha assicurato che la politica comunitaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario e continuerà ad assistere la ripresa, che resta fragile e diseguale e presenta rischi al ribasso.

Il taglio dei tassi ha più che altro un effetto segnaletico, non potendo essere certamente sufficiente ad eliminare la cause del calo dell’inflazione e della crescita asfittica. Il credito all’economia reale continua a mancare e l’imminente inizio delle verifiche da parte della BCE sui bilanci bancari potrebbe accentuare il credit crunch, sebbene le Autorità ritengano che le suddette verifiche potrebbero spingere le banche a ripulire i propri bilanci, creando la trasparenza necessaria a dare fiducia al settore privato perché torni ad investire in quello creditizio.