Il possibile conflitto fra la confidenzialità richiesta dall’esame delle banche dell’Eurozona ed i requisiti di trasparenza imposti dalle autorità di controllo dei mercati finanziari è emerso in questi giorni come uno dei temi più delicati del confronto in corso fra la BCE e le banche stesse.

Il 26 marzo scorso sono stati convocati nuovamente presso la sede BCE i rappresentanti dei 128 istituti sottoposti alla “valutazione approfondita” della Banca Centrale. Il confronto continuo ha già portato ad alcuni risultati: per esempio, la BCE ha in parte ridimensionato la richiesta di dati per l’esame della qualità dell’attivo (c.d. Asset quality review o Aqr), che per diverse banche era risultato troppo complesso o troppo oneroso, senza però sacrificare la completezza dell’analisi del portafoglio-prestiti.

Restano però dei nodi irrisolti; a preoccupare, secondo fonti di settore, è la possibilità che nel corso delle ispezioni possano verificarsi fughe di notizie, gravemente destabilizzanti per i mercati. La necessità per la BCE di attenersi alla massima confidenzialità (compito non facile in un esercizio che coinvolgerà migliaia di persone, compresi consulenti e revisori esterni) rischia fra l’altro di scontrarsi con le norme che prevedono la pubblicazione di ogni informazione di cui i vertici delle banche vengano in possesso e suscettibili di influenzare il prezzo delle azioni.

Altro aspetto critico è legato al fatto che potrebbero esserci dei casi, peraltro giudicati dalla BCE stessa “improbabili”, in cui l’Aqr individui la necessità di fare delle rettifiche ai bilanci 2013. La BCE, secondo fonti bancarie, è in contatto con l’ESMA (l’autorità europea che raggruppa i controllori dei mercati) per appianare i problemi, ma il rischio è reale, soprattutto per quei casi dove già l’Aqr dovesse evidenziare delle lacune o addirittura richiedere un intervento immediato, di cui le autorità di vigilanza nazionale sarebbero al corrente e di cui a quel punto dovrebbero informare gli amministratori della banca in questione.