È iniziata a metà febbraio, per concludersi entro il prossimo 18 luglio, la cosiddetta “fase due” dell’asset quality review (Aqr), l’approfondito esame della qualità degli attivi condotto dalla BCE e dall’autorità nazionale di vigilanza nei confronti delle banche italiane. L’obiettivo dei supervisori è l’esame analitico di un numero molto ampio di posizioni creditizie e la valutazione dell’adeguatezza delle rettifiche contabilizzate dalle banche.

Per l’insieme delle aziende di credito italiane – che pure accusano 150 miliardi circa di sofferenze in bilancio -, nonostante il forte peggioramento della qualità del crediti, il tasso di copertura nei fondi rischi dei crediti deteriorati è comunque aumentato nell’ultimo anno (passando dal 38,3 al 39,9 per cento per l’insieme dei gruppi bancari), come ha sottolineato lo stesso governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. In ogni caso, secondo quanto hanno chiarito ieri fonti finanziarie, da una prima ricognizione preliminare emerge una valutazione nel complesso positiva.

Sempre all’interno dell’esame approfondito chiesto per le banche europee in vista dell’Unione bancaria, di recente l’Autorità bancaria europea e la BCE hanno reso note le principali caratteristiche dello stress test, specificando che l’esercizio si riferirà al triennio 2014-16. E’ stato chiarito inoltre che il valore-soglia del coefficiente patrimoniale che le banche dovranno rispettare alla fine del periodo sarà pari all’8 per cento nello scenario di base e al 5,5 per cento nello scenario avverso.

Tornando alle disposizioni di Vigilanza relative all’Aqr, l’attività di valutazione condotta dalla Banca d’Italia, individuata in nove capitoli, coinvolgerà 15 gruppi creditizi.

L’analisi della fase due, secondo la road map fissata dalla Banca d’Italia, dovrà concludersi entro il prossimo 14 marzo. Gli altri “cantieri” apriranno tra marzo e aprile e alcuni dureranno parecchie settimane; l’ultimo di essi, da concludere entro il prossimo 18 luglio, sarà dedicato alla valutazione del ratio patrimoniale “common equity tier 1”, ossia il capitale di qualità migliore della banca, secondo la nuova definizione di Basilea 3.