Nei primi tre mesi, secondo il rapporto mensile diffuso ieri dell’ABI, le nuove erogazioni di mutui (riferite a un campione di 88 banche) hanno registrato un incremento superiore al 20% rispetto allo stesso periodo del 2013. Il calo dei prezzi ha inoltre reso più accessibile l’acquisto per le famiglie. Indicazioni in questa direzione si possono cogliere anche dall’indice, elaborato dall’Ufficio Studi ABI, che sintetizza l’analisi dei vari fattori che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi e che ne descrive l’andamento. Secondo queste elaborazioni, l’indice di accessibilità nel 2013 registra un significativo miglioramento che lo riporta in linea con i valori pre-crisi, superando le difficoltà registrate in seguito alla crisi dei debiti sovrani.

L’andamento del 2013 è principalmente dovuto ad una diminuzione del prezzo delle case sia in valore assoluto che relativamente alla dinamica del reddito disponibile. Il miglioramento delle condizioni di accesso all’acquisto di una abitazione ha riguardato anche segmenti di famiglie che presentano particolari fragilità. La quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è ora di poco superiore al 50%, valore in buon recupero rispetto a 5 anni prima, ma ancora inferiore a quello di inizio 2004.

Il dato relativo ai mutui è uno dei segnali positivi in uno scenario del credito ancora segnato da grande incertezza e dove le sofferenze sono salite ai massimi dal novembre 1998: a marzo hanno raggiunto quota 164,6 miliardi di euro. Le operazioni di cessione dei crediti avviate da molti istituti stanno comunque avendo i primi effetti: le sofferenze nette sono scese a 75,7 miliardi di euro segnando così una inversione di tendenza. Solo una ripresa economica potrà tuttavia far diventare di segno positivo anche le variazioni delle consistenze di crediti: anche ad aprile, infatti, il credito è sceso del 2,53% contro il 3,13% di marzo e il 4,5% di novembre 2013.