È pari al 10% il rapporto che in aprile hanno raggiunto le sofferenze lorde rispetto agli impieghi erogati dalle banche italiane, la soglia più elevata da oltre un ventennio, superiore anche al picco del 9,9% raggiunto nel 1996; in altri termini, ogni 100 euro prestati dalle banche italiane, 10 rischiano di non tornare più indietro, complice la situazione di difficoltà in cui versano i debitori (imprese in primis). E’ quanto si rileva dal rapporto mensile dell’ABI, secondo la quale il dato era all’8,8% ad aprile dell’anno scorso.

In termini assoluti, ad aprile le sofferenze lorde sono aumentate a 191,6 miliardi, dai 189,5 miliardi di marzo. In termini netti, invece, le sofferenze nette sono salite da 80,9 a 82,3 miliardi e valgono ormai il 20,3% del patrimonio delle banche.

L’aumento del peso delle sofferenze è anche frutto del calo degli erogati, trend che persiste, sebbene in rallentamento rispetto al passato; il totale degli impieghi è diminuito dell’1,05% rispetto a maggio 2014, a 1.815 miliardi, con un calo che si ferma allo 0,6% per famiglie e società non finanziarie.

Segnali positivi arrivano comunque dai nuovi prestiti: nel primo quadrimestre del 2015 i finanziamenti alle imprese sono cresciuti dell’11,2% anno su anno, i mutui del 55,2% e il credito al consumo dell’11,6%; una decisa inversione di tendenza, tuttavia, ancora non c’è. Chi accede al credito può beneficiare, grazie al quantitative easing della Banca Centrale Europea, di tassi ai minimi storici, con un 3,44% medio sul totale dei crediti erogati dalle banche italiane. A maggio i nuovi finanziamenti alle imprese sono stati concessi a un tasso medio del 2,1% e i nuovi mutui a un tasso del 2,68%.